Sulla Via degli Dei

Cammino chiama cammino …

Testi e foto di Paola Bertoncini

I cammini ti cambiano. Si cammina per motivi diversi: chi cammina per camminare, chi per mostrare a se stesso che ancora tutto va per il meglio, chi per incoscienza, chi per fuggire e chi per ritrovare se stesso. Una cosa è certa, il cammino è solitario, o da farsi in pochi perché il tuo camminare difficilmente avrà lo stesso motivo dei tuoi compagni di viaggio.
Il cammino è uno spazio-tempo che esula dall’idea di spazio e di tempo che comunemente si ha. Il cammino esiste in una sua propria dimensione che si adatta perfettamente al camminatore di turno. La Via degli Dei è un cammino particolare dove la sacralità del viaggio si mescola con il profano. Così come la sua storia, dato che molti rivendicano che gran parte del suo tracciato corrisponda all’antica Flaminia Militare di romana memoria. Di fatto toponomastica e antichi tratti di selciato, portati alla luce, ne attestano una verità. Ma i cammini contengono molteplici verità e diviene difficile trovarne una sola. Essi sono percorsi tracciati, scomparsi e poi tornati nuovamente attuali. Essi attraversano la storia tracciando di volta in volta un racconto.  Così si avvia anche questo racconto. Si arriva presto nella nuova stazione sotterranea di Bologna perché i km da fare sono tanti, già dal primo giorno. La Via in realtà parte qualche km dopo, da piazza Maggiore. Gli archi però cominciano subito e non ti abbandonano fino a San Luca. C’è chi dice che questo tratto sia stato aggiunto dopo perché tutto sarebbe realmente partito da Sasso Marconi. Insomma già annoverare diversi inizi fin dal primo giorno e il cammino confonde i sensi: dalla città al luogo sacro per scendere giù fino ai ruderi di un’antica villa e alla chiusa di un fiume, il Reno. Geometrico percorso in città per divenire presto confuso e lieve tracciato lungo la vegetazione fluviale. È caldo anche se siamo alla fine di settembre. È il caldo della pianura con l’afa e le zanzare che ti inseguono.  Una via dedicata agli Dei si intreccia come una trama in un’altra via, quella della Lana e della Seta. La mente ti porta altrove, per forza, altri possibili cammini si confondono in questo viaggio.

Poi tutto cambia e si comincia a salire. Si sfiora Sasso Marconi, lì dove tutto pare davvero avere inizio. Anche la ‘comunicazione moderna’ che si propagava con le onde radio. Ma per vedere Sasso Marconi devi lasciare il sentiero, abbandonare la strada. La Via degli Dei non passa dal paese. Il cammino si fa più chiaro, netto, pronto a salire su antiche montagne. Però siamo a 600 metri. I sensi si confondono ancora. Sabbia, conchiglie. Altri colori ed odori, la mente ti porta a pensieri diversi… Ma il sentiero sale! Il sole è calato. Si procede con la piccola luce posta sulla testa. Già il pensiero ti porta ad immaginare dove riposerai e al cammino da compiere il giorno dopo quando un singolare suono squarcia il silenzio. È un ruggito, un leone dell’Appennino. I sensi ormai hanno perso ogni contatto con il cammino che si sta compiendo. E la natura attorno contribuisce a confonderti. È ora di arrivare, cenare e dormire.

La Via riparte in direzione Monte Adone, luogo affascinante dove durante la seconda guerra mondiale hanno fatto passare la linea gotica. E solo quando ti inerpichi su fino alla cima capisci perché costituiva un vero e proprio baluardo. L’occhio inizia a spaziare da destra a sinistra e sotto lo strapiombo ecco che si aprono altre montagne e valli. In lon

tananza un altro cammino, quello che si fa in auto, tracciato da poco. È la direttissima’, la variante di valico, una lingua che si allunga fino a scomparire dentro la montagna. Ripreso fiato è già il momento di scendere. C’è da arrivare a Madonna dei Fornelli e la strada è ancora lunga. In mezzo c’è Monzuno, altre salite, altri prati e altri boschi. In un momento passi da calpestare il fondo di un antico mare ai castagni, curatissimi che ti accolgo. Un particolare Eden, fatto di spine di ricci e antiche cortecce. È lungo questo percorso che ti arriva un’altra sorpresa. Una vecchia fonte con uno specchio e un messaggio: non specchiarsi, un intreccio di rami fa da porta la cui soglia devi oltrepassare per proseguire.Altri particolari, una seduta con mosaico e due occhi grandi dipinti su un capannone. Il cammino passa proprio dalla comune di artisti che qui convive con la natura. Alcuni bambini saltellano a piedi scalzi e il pensiero ti porta su altri cammini e altre storie, studiate, in parte vissute. Ricordi e presente. Vorresti fermarti per capire. Non c’è tempo. La strada sta davanti e ti resta in testa l’idea che questa sia uno dei possibili modi che la Via degli Dei ha per catturarti.

Poi il paesaggio cambia ancora e il parco di pale eoliche ti riporta all’oggi. Madonna dei Fornelli sta proprio lì ai piedi dei mulini a vento di ferro. Senti il fruscio intenso del vento e il cammino della mattina si è già dissolto in un nuovo tracciato. È tempo di riposo.

Quando la mattina riprendi la Via degli Dei ti accorgi che la Via diviene altro, una via militare, la vecchia Flaminia, almeno così dicono. Ancora un nuovo inizio. Ancora un cammino diverso. In un batter d’occhio ti appare davanti un passionista che ti racconta di come il vecchio tracciato romano sia stato scoperto qualche decennio fa e di come sia difficile far capire l’importanza della scoperta. La Via hanno chiesto con forza di farla passare da qui perché questo era l’antico tracciato secondo gli studi fatti. Tutto avviene in mezzo al bosco. Il cammino attraversa la storia e tu prosegui a fianco dell’antica via… fino a quando pascoli grandi ti si aprono davanti agli occhi. Il panorama è mozzafiato ma ora sulla vecchia via passano le moto da cross. Il cammino sta sempre lì e i sensi nuovamente si smarriscono quando in pieno silenzio spunta un gruppo di motociclisti che lì proprio non ci stanno. Non sono contestualizzati anche se loro si divertono. Rumori allontanati per qualche giorno irrompono all’improvviso nelle orecchie. Il cammino pare perduto.

Le faggete stanno aspettando, così come la cima più alta di tutto il percorso. Sali e scendi. Per tre giorni il cammino è stato così. Per tre giorni pur tenendo la strada il cammino ti ha tentato mescolando storie. E quando sei arrivato ecco che ti scontri ancora con la storia, quella della Seconda Guerra Mondiale. Il cammino ti porta al cimitero dei caduti tedeschi. Sono 30683 che dormono sul Passo della Futa.

È tempo di riflessione e riposo.

Il cammino prosegue ancora verso Fiesole. Altre storie si stanno intrecciando. Però i km si fanno sentire e una disattenzione ferma il tuo fisico e anche il cammino (per il momento). Devi abbandonare il sentiero per arrivare a San Piero a Sieve per altra via  e concludere il viaggio. È giunto il momento di riavvolgere i fili del proprio cammino e lasciare andare il pensiero. Ha senso giungere davvero alla fine della strada? O piuttosto è la curiosità di capire dove si intrecciano nuovi pensieri per la scoperta di storie che ti spinge a percorrere la strada che manca?

Cammino chiama cammino …



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